giovedì 22 dicembre 2011

La storia di Natale

Questa è una storia vera e vale la pena raccontarla,perchè penso che sia un giusto tributo verso il mondo degli animali, solo un pò diversi da noi, così sottovalutati e  spesso maltrattati.
E' un mondo discreto  che ci regala continue testimonianze come questa.
Mi limiterò solo ai fatti accaduti poichè penso che   interpretazioni o aspettative in merito  siano del tutto fuori luogo, contrarie allo spirito dei fatti stessi.


"Una gatta a striscie dalla pancia bianca era cresciuta in un giardino abbandonato a ridosso di boschi e campagne. Si era nutrita di topolini e scoiattoli, che abbondavano in zona e non aveva mai avvicinato esseri umani.
Era schiva e nervosa, pronta a fuggire, la prima sera, nel  dicembre del 2009 , quando trovò un pò di cibo in una ciotola messa lì per lei nel giardino a fianco al suo. Mi ero trasferita lì all'inizio dell'anno e talvolta avevo notato in giardino quella creatura saettante e magra.Proveniva dal giardino abbandonato della casa  confinante.  Mio marito non voleva altri animali in casa oltre alla nostra cagnolina, ma  con quel cibo volevo incoraggiarla a pattugliare anche il nostro giardino, per via dei topolini di campagna. Il clima in  casa non era dei migliori, poichè mia  figlio, allora 14enne, dal mese di marzo, subito dopo il trasloco, aveva preso a sentirsi male, con forti  dolori nella regione del petto.Noi  avevano iniziato a peregrinare per gli ospedali d'Italia alla ricerca di cure e spiegazioni,  e i medici avevano riscontrato   un'anomalia  dei grossi vasi cardiaci che in qualche mese si era evidenziata maggiormente. Io e mio figlio  amiamo  i gatti  ed in passato ne avevano sempre avuti, in genere raccolti perchè abbandonati o feriti.
La gatta selvatica nei giorni successivi trovò sempre i suoi croccantini nella ciotola lì fuori, finchè una sera decise di entrare. Aveva cominciato  a nevicare, ma mi stupì  vederla entrare , questa gatta era adulta e non conosceva gli esseri umani.La nutrii in cucina, ma non potei chiudere la porta d'ingresso, era inquieta, chiusa fra le quattro mura di casa dava segni di panico e voleva una via d'uscita aperta. Mangiò svelta ed uscì di corsa. L'avrei anche lasciata scaldarsi al fuoco, ma  come provai  a  chiudere la porta sordi brontolii minacciosi mi convinsero a far uscire l'ospite subito.
La sera dopo misi la ciotola in giardino e rimasi a guardare sulla porta  la micia consumare frettolosamente il suo pasto.Insolitamente, non appena ebbe  finito, entrò decisa in casa e quasi correndo esplorò il  nuovo ambiente. Poi filò di corsa al piano superiore. Mi allarmai di fronte a quello strano comportamento, la gatta pareva aggressiva ed era un pò sporca, chissà, magari era anche malata...L'avevo seguita con questi pensieri al piano di sopra per ricondurla sotto e la trovai  nella camera di mia  figlio, che era a letto per quei dolori che aveva. Lui  fu preso dalla gioia vedendo quella gatta che era saltata  sul letto senza indugi e gli era volata in braccio,acciambellandosi  sul suo petto.I gatti gli erano mancati, da quando non ne avevamo avuti più..Io  avrei preferito portarla via perchè non mi fidavo,temevo le pulci, ma vedendo mio figlio così felice la lasciai lì, rimanendo  di vedetta. La gatta ora  sembrava docile, e dormì   tutta la notte con lui .L'indomani mi  raccontò che spesso, durante la notte, la gatta prendeva a schiacciargli il petto con le zampe anteriori , come in una sorta di massaggio.La mattina dopo la gatta  era scesa, aveva mangiato  un po' di colazione e con mio sollievo era  corsa fuori, manifestando sempre ansia  e terrore a sentirsi chiusa in casa.
Avevo provato ad avvicinarla, ad accarezzarla ma bruschi ringhi e soffiate mi avevano dissuasa.  Provai a spiegare  a mio  figlio che quella gatta era molto selvatica, e comportava qualche pericolo darle troppa confidenza, ma la stessa situazione si ripetè puntuale la sera successiva . La scacciai nei giorni successivi, seccata che la bestiola facesse di testa sua in quella maniera, ma il giorno dopo lei si ripresentava come se nulla fosse  e pur manifestando evidente paura si dirigeva in camera di mio figlio  e lì rimaneva.Settimane dopo ancora non permetteva a nessuno di essere presa in braccio, tantomeno di essere toccata.Ma era educata e discreta, sporcava solo nella cassetta, come se avesse saputo già usarla. Non rubava il cibo lasciato incustodito, come di solito fanno tutti i gatti. Quando  le misi (almeno quello, pensai) l'antipulci evitai per un capello  morsi ed unghiate.Non avevo il coraggio di  portarla dal veterinario per le vaccinazioni e i controlli necessari alla convivenza domestica, facemmo solo i controlli per i parassiti intestinali.
La vita in casa mia era densa di impegni, e non c'era nemmeno molto tempo per dar retta a quella bestiola riottosa che entrava ed usciva di testa sua e trascorreva molto tempo con il ragazzo. Le sue condizioni di salute  erano state trovate peggiorate all'ultimo controllo,fatto in novembre( un mese prima dell'arrivo di questa gatta) e già si erano aperte le ipotesi di  comiciare a dargli i betabloccanti.
Mi  resi conto in gennaio che la gatta , oltre ad essere testarda, ora era anche incinta  e mi misi le mani nei capelli all'idea  che potesse partorire chissà dove  di testa sua e riempirmi la casa di gattini. Mi pentii di averle  concesso di entrare. In febbraio mio marito ebbe un blocco intestinale  e fu ricoverato in ospedale per 10 giorni. Già anni prima era successo altre  tre volte;  i medici avevano prospettato  un intervento all'intestino, che presentava una stenosi agli esami radiologici e che tendeva per questo a bloccarsi.
Durante il suo ricovero, la gatta, che avevamo chiamato Clio, partorì nella  stanza degli ospiti. La mattina presto di ritorno da una notte in ospedale la trovai lì, che leccava due gattini  appena nati, mentre un terzo  senza vita le stava a fianco.Erano gattini davvero troppo piccoli e c'era molto sangue in giro. Dovevo tornare e all'ospedale  e non  sapevo come fare. Nel frattempo la gatta, per la prima volta dal suo arrivo dimostrava interesse nei miei riguardi, non mi faceva allontanare.Appena  uscivo dalla stanza tendeva a seguirmi e un quarto gattino  infatti nacque sul pavimento, morto.Potei  lasciarla quando sembrò che il parto fosse terminato e portai i due micetti morti dal veterinario. Il veterinario mi disse che si trattava di un parto prematuro di circa 15 giorni e che i cuccioli ancora vivi difficilmente sarebbero sopravvissuti.Quando tornai a casa dall'ospedale qualche ora dopo,  la gatta  volle uscire subito, come se nulla fosse successo. Corsi a cercare i gattini vivi, lì , dove li aveva lasciati, ma non ve ne era più traccia. Cercai in tutta casa ansiosamente, pensando che li avesse divorati, come mi aveva detto che talvolta succede coi parti prematuri il veterinario. Infine scoprii il nascondiglio: la gatta li aveva messi nel mio  letto, sotto  coperte e lenzuola: li aveva nascosti  nel luogo più caldo e protetto della casa. Ma li aveva  abbandonati, non se ne curava, evidentemente ne aveva presagito la morte, che puntuale , nonostante ogni tentativo di cura, giunse nel giro di 24 ore . I piccoli non avevano reagito agli stimoli , non avevano succhiato.Mio marito fu dimesso qualche giorno dopo; e non aveva mai preso molto bene l'ingresso della gatta in casa. Diciamo che mio marito non amava particolarmente i gatti, eppure Clio non appena lui tornò  convalescente a casa, si trasferì dal letto del ragazzo al suo. Passò le notti con lui e due settimane dopo la nascita dei gattini morti di nuovo  ebbe segni di parto ed un'emoragia.  Ero incredula. Infilai la gatta  in uno scatolone in fretta e furia,senza ricevere morsi o graffi , e la portai di corsa  dal veterinario. C'erano altri due gattini morti nell'utero. e poichè era giunta la vera scadenza del parto erano ricomiciate le doglie.Fu operata subito e poichè ha una forte fibra forte guarì molto presto e tornò subito ad occuparsi di mio  marito nonostante i reciproci  temperamenti insofferenti.
In aprile giunse l'appuntamento con la visita di controllo del ragazzoe affrontammo il viaggio per questa visita. Fu trovato stabile: nessun aggravamento, come in precedenza era accaduto. Anche i dolori erano diminuiti elui cominciava a condurre una vita più normale , sia a scuola che con gli amici. Fu fissato un nuovo appuntamento per il novembre successivo, che andò altrettanto bene.
Prima, in maggio, il marito aveva deciso di  affrontare l'operazione all'intestino consigliata dai medici anni fa; temeva  nuove crisi. Si rivolse ad uno specialista accreditato che , vedendo i suoi referti precedenti confermò la necessità dell'operazione. Chiese prima però di effettuarli nuovamente, aggiornati. Voleva conoscere esattamente le sue condizioni attuali, naturalmente. Lui si sottopose nuovamente alla gastroscopia. Il medico gli disse che , non appena visti i risultati, lo avrebbe chiamato ed avrebbbe fissato subito l'intervento.Lo chiamò effettivamente qualche giorno dopo. Gli disse che era molto stupito nel non aver trovato più nulla, nessuna traccia della stenosi. Gli disse che al momento non c'era nulla da operare e che non c'erano le basi per immaginare nuove complicazioni.

Fu allora che misi in relazione il prepotente arrivo di Clio con queste ottime notizie. Scherzosamente in famiglia fu chiamata"la Dottoressa". Il marito addirittura comiciò a trattarla con reverenza.
In questi due anni  abbiamo sempre  notato che anche  in caso di  piccoli malesseri  la gatta, tutt'ora dal temperamento davvero poco incline al contatto umano, si trasferisce vicino  al malato di turno e gli si accovaccia vicino come una sfinge, ma abbiamo continuato a voler  considerare questo suo comportamento con leggerezza , quasi nel timore di cadere in un aspettativa superstiziosa. Ci sono giorni che dorme da sola, giorni in cui va a massaggiare mio figlio e giorni in cui si mette a  fianco di mio marito.Ma dall'altro ieri vi è stato l'ultimo impressionante caso: la nostra cagnetta è stata operata all'addome e, una volta riportata a casa è rimasta immobile nella sua cuccia per i primi due giorni. La notte fra il secondo ed il terzo giorno è intervenuta Clio, che  fino a quel momento mi aveva osservato con distacco mentre stimolavo e   nutrivo il cane col cucchiaino. Forse aveva deciso che era ora . Clio , che mai aveva avvicinato la cagnolina prima, ha dormito con lei  tutta la notte per terra vicino al  mio letto, a fianco a lei , e dal  suo cestino  proveniva il rumore delle sue zampette che si muovevano sul vimini, in quella suoi abituali "massaggi terapeutici"   Inutile dire che la cagnetta la mattina dopo si è alzata e ha ripreso la sua solita vita."

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